Acufeni in Europa

Il progetto COST TINNET ha consentito a ricercatori di tutta Europa di partecipare ad uno studio approfondito sugli acufeni.

La Dr. Alessandra Fioretti ha rappresentato l’Italia portando l’esperienza del gruppo di lavoro di Roma.

La rivista Audiology Infos ha pubblicato un’intervista alla Dr.ssa Fioretti, che illustra i risultati del progetto europeo, focalizzato su clinica e database, neuroimaging, ricerca genetica e definizione di linee-guida standard internazionali per la diagnosi e il trattamento degli acufeni.

Emerge soprattutto l’importanza della medicina centrata sulla persona: i medici devono essere empatici con i pazienti e comprendere la loro prospettiva per trovare modalità terapeutiche funzionali.

Il progetto europeo ha fondato la Scuola Europea per la Ricerca Interdisciplinare sugli Acufeni – ESIT, che condurrà ricerche innovative e formerà la prossima generazione di ricercatori sugli acufeni. La Dr. Alessandra Fioretti, per il Tinnitus Center di Roma, collabora attivamente con l’ESIT.

Leggi l’articolo completo su Audiology Infos.

Novità Terapeutiche 2018 sugli Acufeni

Congresso Nazionale AMMI

5 Maggio 2018, CNR di Bologna, Via Gobetti 101

In considerazione dell’elevata prevalenza dell’acufene e del suo potenziale effetto significativo sulla qualità della vita, nel 2014 l’American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery ha definito le linee guida di riferimento basate sull’evidenza per i clinici che trattano l’acufene.

Le linee guida americane raccomandano di educare i pazienti a una serie di strategie di gestione adeguate (contro quelle inappropriate); di consigliare una valutazione per gli apparecchi acustici ai pazienti con perdita di udito documentata, con un’opzione per la terapia del suono; di consigliare la terapia cognitivo-comportamentale ai pazienti con acufene persistente e fastidioso. Le linee guida stesse, d’altra parte, sconsigliano l’assunzione di antidepressivi, anticonvulsivanti, ansiolitici o farmaci intratimpanici per il trattamento di routine; e sconsigliano l’assunzione di ginkgo biloba, melatonina, zinco o integratori dietetici; come sconsigliano anche la stimolazione magnetica transcranica e l’agopuntura.

In Europa, invece, la COMiT Initiative rileva che oltre 70 milioni di persone soffrono di acufeni e che circa 7 milioni di persone la considerano una condizione debilitante. L’Unione Europea quindi ha approvato nel 2014 il finanziamento del COST Action TINNET per creare un network di ricerca internazionale che predisponesse entro il 2018 un protocollo condiviso multidisciplinare (linee guida) di gestione clinica per la diagnosi e il trattamento dell’ acufene. I lavori sono approdati alla fase conclusiva e attendiamo la pubblicazione delle linee guida europee.

L’obiettivo principale di queste linea guida è uniformare la valutazione e il trattamento dei pazienti adulti con acufene soggettivo. Le linea guida dovrebbero servire come strumento di supporto per il processo decisionale condiviso con i pazienti e per facilitare l’assistenza personalizzata.

Il confronto multidisciplinare ha rilevato che il profilo uditivo e l’acufenometria sono requisiti minimi per valutare i pazienti; ma sono necessarie anche misure aggiuntive, come i questionari di valutazione degli aspetti psicologici.

Le comorbidità psicologiche di depressione, ansia, insonnia e deterioramento cognitivo (le più comuni) disabilitano il 10-50% dei pazienti che soffrono di acufene. Trascurare la valutazione delle comorbidità dell’acufene perciò può vanificare gli sforzi orientati a sviluppare nuovi farmaci efficaci per la cura dell’acufene.

Gli studi genetici ed epigenetici sugli acufeni nell’uomo sono appena all’inizio. Gli studi di concordanza tra gemelli sono un primo passo essenziale per definire l’ereditabilità degli acufeni. In una seconda fase, una selezione accurata dei soggetti – basata su fenotipizzazione – dovrebbe facilitare l’identificazione dei geni coinvolti nella resilienza all’acufene o nello sviluppo dell’acufene. La caratterizzazione molecolare degli acufeni dovrebbe migliorare la comprensione dei percorsi e delle reti che ne regolano l’insorgenza, ma dovrebbe anche chiarire i processi fisiologici coinvolti, portando allo sviluppo di nuovi trattamenti farmacologici.

Un sottotipo particolare di acufene si correla alla malattia di Meniere, che è una condizione clinica eterogenea, caratterizzata da sordità neurosensoriale, sintomi vestibolari episodici e – appunto – acufeni associati a varie comorbidità, come l’emicrania o i disturbi autoimmuni. In futuro saranno necessari studi ulteriori per fenotipizzare meglio queste varianti cliniche e per comprendere meglio i diversi fattori eziologici che contribuiscono alla malattia di Meniere e per sviluppare nuovi trattamenti.

Le ultime proposte terapeutiche per l’acufene con modulazione somatosensoriale prevedono la stimolazione bimodale (con stimoli sonori nell’orecchio e stimoli somatosensoriali inviati alla cervicale), finalizzata a desincronizzare i circuiti centrali e, in particolare, il nucleo cocleare dorsale.

Video: acufeni

Corso di Aggiornamento ECM

Roma, 3 Ottobre 2015

Università di Roma La Sapienza

Programma

Sessione I – Inquadramento Diagnostico di Disturbi dell’Udito e Acufeni
Moderatori: A. Eibenstein, S. Urbini

Acufene e novità nella ricerca in neuroscienze
P. Perin

La valutazione audiologica del paziente con acufeni ed iperacusia
A. Fioretti

La valutazione psicologica del paziente con disturbi dell’udito e Counseling cognitivo-comportamentale per il trattamento degli acufeni e dei disturbi dell’udito
E. Natalini

Esperienza del centro acufeni di Belgrado
G. Jokovic

Sessione II – Disturbi dell’Udito e Acufeni: percorsi terapeutici
Moderatori: A. Eibenstein, S. Urbini

Presentazione del progetto europeo COST TINNET BM1306
A. Fioretti

La TRT: terapia sonora e nuove tecnologie
G. Peri

Musica e cervello: le nuove terapie sonore e la neurofisiologia dell’acufene
C. Stillitano

La Mindfulness nel trattamento degli acufeni
S. Cicchiello

Valutazione medico legale del paziente con disturbi dell’udito e acufeni
A. Vacalebre

Il trattamento dell’acufene: il parere dell’odontoiatra
A. D’Urso

Relazione di un paziente con iperacusia

Casi clinici
A. Fioretti

Casi clinici
C. Stillitano

Discussione e conclusioni
A. Eibenstein

Acufeni

Cos’è l’acufene?

L’American National Standards Institute (ANSI, 1969) definisce l’acufene (tinnitus) come “la percezione di un suono in assenza di una stimolazione sonora”.

L’acufene è un sintomo — non una malattia — che colpisce circa il 15% della popolazione mondiale.

L’acufene può essere transitorio e non disturbante, ma anche continuo e stressante.

I pazienti lo descrivono come un fischio, un sibilo, un rombo, uno scroscio, un ronzio, un ticchettio, una pulsazione. Qualcuno lo descrive addirittura come musica, per cui è ipotizzabile un’allucinazione uditiva.

Quali sono le cause dell’acufene?

Sull’origine dell’acufene sono state formulate numerose teorie etiopatogenetiche e neurofisiologiche che restano tuttavia ancora non confermate definitivamente.

Le cause legate all’acufene sono numerose e in alcuni pazienti possono essere presenti simultaneamente più cause:

  • Malattie dell’orecchio medio e esterno (cerume, otiti medie, otiti colesteatomatose, stenosi tubarica, otosclerosi, glomo giugulare…)
  • Malattie dell’orecchio interno (trauma acustico, malattia di Meniere, presbiacusia, ipoacusia ereditaria, esposizione al rumore, ipoacusia improvvisa, malattie autoimmuni, neurinoma acustico…)
  • Malattie sistemiche (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, anemia, malattie cardio-vascolari, patologie tiroidee…
  • Disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare.
  • Disfunzionalità della colonna cervicale.
  • Farmaci ototossici.

La perdita di udito si accompagna spesso all’acufene perché il cervello, perdendo la cognizione delle frequenze interessate dalla sordità o dall’ipoacusia, cerca di colmare il vuoto e, quindi, “simula” quel suono.

Come individuare la causa dell’acufene?

Un corretto inquadramento diagnostico dell’acufene prevede una visita otorino completa, con questionari specifici per valutare l’impatto del tinnitus sulla qualità della vita, la presenza di iperacusia e di disturbi del sonno.

  • Audiometria tonale: valuta, mediante l’invio in entrambe le orecchie di toni puri, la capacità uditiva del paziente alle varie frequenze).
  • Audiometria vocale: valuta la capacità di comprendere la parola in assenza e in presenza di rumore competitivo.
  • Impedenzometria: indaga la funzionalità dell’orecchio medio ed evidenzia eventuali sordità dovute a rigidità del timpano, alla catena degli ossic ini, a stati infiammatori dell’orecchio medio o della tuba di Eustachio.
  • Acufenometria: misura oggettivamente la frequenza e l’intensità dell’acufene.
  • Prove di tollerabilità al suono: per pazienti che soffrono di iperacusia, ovvero aumentata sensibilità ai suoni forti.

Gli esami di base su richiesta del medico possono essere integrati da altri esami, come le otoemissioni acustiche, i potenziali evocati uditivi (ABR), la risonanza magnetica encefalo con m.d.c per studiare l’angolo pontocerebellare e il CUI, TC per lo studio di eventuali malformazioni a carico dell’orecchio medio, angio-RM per lo studio di anomalie vascolari, eventuali esami per definire l’origine genetica o autoimmune della ipoacusia, intolleranze alimentari.

L’elevata incidenza di disturbi di ansia e depressione correlati all’acufene suggerisce di eseguire anche un videat psicologico per una corretta indicazione ad una terapia cognitivo-comportamentale.

Come curare l’acufene?

La Food and Drug Administration (FDA) non ha approvato nessun farmaco per il trattamento degli acufeni. Una terapia farmacologica di supporto può essere indicata però per i disturbi correlati, come ansia, depressione e insonnia.

L’approccio terapeutico più corretto per l’acufene è multidisciplinare e coinvolge quindi tutte le figure professionali specializzate, a seconda della disciplina, nel trattare le cause specifiche del sintomo.

I ricercatori hanno proposto e continuano a proporre molti trattamenti per l’acufene, così come continuano a ipotizzarne molte cause.
Trovi di seguito un elenco dei trattamenti più diffusi, ma anche oggetto di ricerca scientifica continua.

  • Tinnitus Retraining Therapy (TRT, Prof. Pawel J. Jastreboff, USA): mira a ridurre la percezione cosciente dell’acufene, indipendentemente dalla sua causa. La TRT abbina il mascheramento dei suoni al counseling per intervenire sulle conseguenze emotive e psico-affettive correlate al tinnito. I pazienti ricevono informazioni sui comportamenti protettivi, sullo stile di vita e sulle soluzioni ai problemi di natura emozionale e sociale legate all’acufene.
  • phase-out

    Phase-Out (controfase o procedura “Padden-Choy”, Prof. Daniel Choy, USA): dà risultati migliori per gli acufeni con tono puro; insegna al cervello a ignorare la percezione dell’acufene. Il paziente, con l’ausilio di un software e di un paio di cuffie professionali, individua le caratteristiche dell’acufene (tono e volume); il software somministra quindi lo stesso suono per circa mezz’ora, modificando però la fase dell’onda sonora, finché questa non entra in controfase con quella dell’acufene, per annullarlo.

  • Metodo Tomatis (Dr. Alfred Tomatis, Francia), che ha 5 fasi:
    1. Esecuzione di un test d’ascolto e audiologico, oltreché una valutazione otorinolaringoiatrica, per determinare il programma terapeutico;
    2. Trattamento di circa 70 ore (variabili a seconda delle caratteristiche psicoacustiche del paziente) con ascolto di musica a frequenze filtrate in base alle caratteristiche dell’acufene, per rieducare l’orecchio
    3. Test di controllo, durante il trattamento;
    4. Test di controllo a fine terapia
    5. Test di mantenimento 3 mesi dopo la fine della terapia.
  • Mindfulness: un programma di riduzione dello stress per pazienti nei quali la medicina convenzionale non riesce a dare sollievo. Il paziente impara strategie specifiche per affrontare il dolore emotivo e lo stress attraverso tecniche di focalizzazione sul respiro, body scan, meditazione e yoga. Il protocollo terapeutico prevede 8 incontri a cadenza settimanale della durata di 2 ore, oltre uno di circa 6 ore, preceduti da un colloquio preliminare per la somministrazione di test specifici.
  • Terapia cognitivo-comportamentale: aiuta a ristrutturare la correlazione tra pensieri, emozioni, comportamento e il modo in cui una persona interpreta gli eventi stressanti della propria vita e i lutti. La terapia aiuta il paziente a sostituire quell’elaborazione con pensieri più funzionali ed elimina lo stress e la sofferenza fornendo prospettive nuove e più soddisfacenti.
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