Acufeni, alimentazione e malattia di Menière

Con il patrocinio del Municipio IV di Roma si svolgerà il 9 febbraio, presso i locali della Biblioteca comunale “Vaccheria Nardi”, un convegno gratuito su acufeni, alimentazione e malattia di Menière. L’incontro è organizzato come Open day nell’ambito della Tinnitus week, settimana mondiale dedicata ad eventi di sensibilizzazione sull’acufene e prevede la partecipazione di esperti ricercatori e clinici.
La dr.ssa Alessandra Fioretti, otorinolaringoiatra e audiologa a Roma parteciperà rispondendo alle domande dei partecipanti sugli acufeni. Infine, Roberta Chiesa dell’Associazione Malati Meniere Insieme presenterà il libro “Vivere nel vortice che ruba il silenzio” che raccoglie i racconti di vita vissuta dei pazienti con malattia di Meniere.

Acufeni in Europa

Il progetto COST TINNET ha consentito a ricercatori di tutta Europa di partecipare ad uno studio approfondito sugli acufeni.

La Dr. Alessandra Fioretti ha rappresentato l’Italia portando l’esperienza del gruppo di lavoro di Roma.

La rivista Audiology Infos ha pubblicato un’intervista alla Dr.ssa Fioretti, che illustra i risultati del progetto europeo, focalizzato su clinica e database, neuroimaging, ricerca genetica e definizione di linee-guida standard internazionali per la diagnosi e il trattamento degli acufeni.

Emerge soprattutto l’importanza della medicina centrata sulla persona: i medici devono essere empatici con i pazienti e comprendere la loro prospettiva per trovare modalità terapeutiche funzionali.

Il progetto europeo ha fondato la Scuola Europea per la Ricerca Interdisciplinare sugli Acufeni – ESIT, che condurrà ricerche innovative e formerà la prossima generazione di ricercatori sugli acufeni. La Dr. Alessandra Fioretti, per il Tinnitus Center di Roma, collabora attivamente con l’ESIT.

Leggi l’articolo completo su Audiology Infos.

Novità Terapeutiche 2018 sugli Acufeni

Congresso Nazionale AMMI

5 Maggio 2018, CNR di Bologna, Via Gobetti 101

In considerazione dell’elevata prevalenza dell’acufene e del suo potenziale effetto significativo sulla qualità della vita, nel 2014 l’American Academy of Otolaryngology – Head and Neck Surgery ha definito le linee guida di riferimento basate sull’evidenza per i clinici che trattano l’acufene.

Le linee guida americane raccomandano di educare i pazienti a una serie di strategie di gestione adeguate (contro quelle inappropriate); di consigliare una valutazione per gli apparecchi acustici ai pazienti con perdita di udito documentata, con un’opzione per la terapia del suono; di consigliare la terapia cognitivo-comportamentale ai pazienti con acufene persistente e fastidioso. Le linee guida stesse, d’altra parte, sconsigliano l’assunzione di antidepressivi, anticonvulsivanti, ansiolitici o farmaci intratimpanici per il trattamento di routine; e sconsigliano l’assunzione di ginkgo biloba, melatonina, zinco o integratori dietetici; come sconsigliano anche la stimolazione magnetica transcranica e l’agopuntura.

In Europa, invece, la COMiT Initiative rileva che oltre 70 milioni di persone soffrono di acufeni e che circa 7 milioni di persone la considerano una condizione debilitante. L’Unione Europea quindi ha approvato nel 2014 il finanziamento del COST Action TINNET per creare un network di ricerca internazionale che predisponesse entro il 2018 un protocollo condiviso multidisciplinare (linee guida) di gestione clinica per la diagnosi e il trattamento dell’ acufene. I lavori sono approdati alla fase conclusiva e attendiamo la pubblicazione delle linee guida europee.

L’obiettivo principale di queste linea guida è uniformare la valutazione e il trattamento dei pazienti adulti con acufene soggettivo. Le linea guida dovrebbero servire come strumento di supporto per il processo decisionale condiviso con i pazienti e per facilitare l’assistenza personalizzata.

Il confronto multidisciplinare ha rilevato che il profilo uditivo e l’acufenometria sono requisiti minimi per valutare i pazienti; ma sono necessarie anche misure aggiuntive, come i questionari di valutazione degli aspetti psicologici.

Le comorbidità psicologiche di depressione, ansia, insonnia e deterioramento cognitivo (le più comuni) disabilitano il 10-50% dei pazienti che soffrono di acufene. Trascurare la valutazione delle comorbidità dell’acufene perciò può vanificare gli sforzi orientati a sviluppare nuovi farmaci efficaci per la cura dell’acufene.

Gli studi genetici ed epigenetici sugli acufeni nell’uomo sono appena all’inizio. Gli studi di concordanza tra gemelli sono un primo passo essenziale per definire l’ereditabilità degli acufeni. In una seconda fase, una selezione accurata dei soggetti – basata su fenotipizzazione – dovrebbe facilitare l’identificazione dei geni coinvolti nella resilienza all’acufene o nello sviluppo dell’acufene. La caratterizzazione molecolare degli acufeni dovrebbe migliorare la comprensione dei percorsi e delle reti che ne regolano l’insorgenza, ma dovrebbe anche chiarire i processi fisiologici coinvolti, portando allo sviluppo di nuovi trattamenti farmacologici.

Un sottotipo particolare di acufene si correla alla malattia di Meniere, che è una condizione clinica eterogenea, caratterizzata da sordità neurosensoriale, sintomi vestibolari episodici e – appunto – acufeni associati a varie comorbidità, come l’emicrania o i disturbi autoimmuni. In futuro saranno necessari studi ulteriori per fenotipizzare meglio queste varianti cliniche e per comprendere meglio i diversi fattori eziologici che contribuiscono alla malattia di Meniere e per sviluppare nuovi trattamenti.

Le ultime proposte terapeutiche per l’acufene con modulazione somatosensoriale prevedono la stimolazione bimodale (con stimoli sonori nell’orecchio e stimoli somatosensoriali inviati alla cervicale), finalizzata a desincronizzare i circuiti centrali e, in particolare, il nucleo cocleare dorsale.

Corso teorico pratico ECM “Acufeni e vertigini”.

Si svolgerà sabato 08.10.2016, dalle ore 8:30 alle 18:00, presso l’Hotel Artis in Via Roberto Fancelli 3, Roma. il corso ECM (valido per 11 crediti ECM) “Acufeni e vertigini: corso teorico-pratico”.
L’acufene (in inglese tinnitus) è un disturbo dell’udito che si manifesta come un fischio o un rumore percepito in assenza di una stimolazione sonora. Le cause dell’acufene sono molteplici; i ricercatori continuano a elaborare teorie al riguardo e a proporre altrettanti nuovi percorsi terapeutici.
Nel corso della mattinata i relatori, tra cui la dr.ssa Fioretti, parleranno della valutazione e della cura dell’acufene e degli altri disturbi correlati ad esso, come l’iperacusia (sensibilità estrema a suoni forti), la fonofobia (paura del suono) e la misofonia (sensibilità estrema a suoni specifici, associata spesso ai disordini di ansia).
Il corso permetterà nella seconda parte della mattinata ai partecipanti di conoscere approfonditamente il più moderno approccio anamnestico, semeiologico e terapeutico alle vertigini grazie alla prestigiosa presenza del Dr. Vincenzo Marcelli.

Video: acufeni

Corso di Aggiornamento ECM

Roma, 3 Ottobre 2015

Università di Roma La Sapienza

Programma

Sessione I – Inquadramento Diagnostico di Disturbi dell’Udito e Acufeni
Moderatori: A. Eibenstein, S. Urbini

Acufene e novità nella ricerca in neuroscienze
P. Perin

La valutazione audiologica del paziente con acufeni ed iperacusia
A. Fioretti

La valutazione psicologica del paziente con disturbi dell’udito e Counseling cognitivo-comportamentale per il trattamento degli acufeni e dei disturbi dell’udito
E. Natalini

Esperienza del centro acufeni di Belgrado
G. Jokovic

Sessione II – Disturbi dell’Udito e Acufeni: percorsi terapeutici
Moderatori: A. Eibenstein, S. Urbini

Presentazione del progetto europeo COST TINNET BM1306
A. Fioretti

La TRT: terapia sonora e nuove tecnologie
G. Peri

Musica e cervello: le nuove terapie sonore e la neurofisiologia dell’acufene
C. Stillitano

La Mindfulness nel trattamento degli acufeni
S. Cicchiello

Valutazione medico legale del paziente con disturbi dell’udito e acufeni
A. Vacalebre

Il trattamento dell’acufene: il parere dell’odontoiatra
A. D’Urso

Relazione di un paziente con iperacusia

Casi clinici
A. Fioretti

Casi clinici
C. Stillitano

Discussione e conclusioni
A. Eibenstein

Vertigini

Cosa sono le vertigini?

La vertigine è un sintomo caratterizzato da sensazione di instabilità più o meno associata a fenomeni di nausea, vomito, tachicardia, ovattamento auricolare, acufene, perdita dell’udito, perdita di coscienza.

Esistono varie forme di vertigini:

  • Vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB): è la forma più frequente, caratterizzata da una breve vertigine rotatoria, favorita dai movimenti del capo, associata a nausea e vomito. La vertigine è provocata dal distacco degli otoliti (i sassolini nell’orecchio) che si spostano in uno dei canali semicircolari dell’orecchio interno. Ha un’incidenza di 70 nuovi casi su 100.000 abitanti all’anno. Il sesso femminile è più colpito. Nel 50% dei casi la causa non è riconoscibile, nel 10-25% dei casi può essersi verificato in precedenza un trauma. Nei rimanenti casi l’insorgenza della VPPB avviene in pazienti menierici, in seguito a deficit improvviso della funzione labirintica, per cause vascolari o iatrogene. Si diagnostica facilmente attraverso il rilievo di un nistagmo posizionale. La terapia consiste nell’esecuzione della manovra liberatoria, che l’otorino esegue spostando la testa e il busto del paziente secondo un procedimento specifico.
  • Deficit vestibolare acuto: può essere provocato da infezioni del nervo vestibolare, alterazioni della circolazione vascolare o della pressione dei liquidi endolabirintici.
  • Vertigine di origine neurologica (tumori, traumi, sclerosi multipla): è una vertigine associata a fenomeni neurologici come debolezza, scarsa coordinazione dei movimenti, alterazione nell’esecuzione dei movimenti, ecc.
  • Vertigine di origine psicologica: è frequente in soggetti ansiosi e/o depressi. Si manifesta con una vertigine soggettiva associata a fenomeni neurovegetativi (nausea, vomito, tachicardia) e non a sintomi otologici e neurologici.
  • Vertigine posturale: legata a disfunzioni dell’articolazione temporo-manidbolare e/o della colonna cervicale. È una vertigine soggettiva, non rotatoria e non associata a sintomi otologici.
  • Malattia di Ménière: è caratterizzata da crisi vertiginose episodiche ricorrenti e debilitanti, ipoacusia neurosensoriale fluttuante (bilaterale nel 15-20% dei casi), senso di pienezza auricolare e acufeni. Il substrato fisiopatologico è legato ad una idrope endolinfatica. Per quanto riguarda le cause eziologiche possono essere molteplici: allergica, infettiva (herpes, CMV, VZ), endocrina, traumatica, immunologica, ereditaria, psicosomatica. La terapia prevede norme dietetiche, farmaci e nei casi resistenti la chirurgia.

Perdita dell’udito

Cos’è l’ipoacusia?

Oltre 7 milioni di italiani hanno un deficit dell’udito. Il sintomo deve essere preso in seria considerazione perché studi recenti hanno evidenziato un legame tra deficit dell’udito e demenza: le persone con calo dell’udito (ipoacusia) vanno incontro a un rischio maggiore di sviluppare forme di demenza.

Il pericolo di decadimento cognitivo è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità e, per ogni peggioramento dell’udito di 10 decibel, si registra una crescita del rischio di demenza di circa 3 volte.

Sulle possibili cause comuni di ipoacusia e demenza, sono state avanzate varie ipotesi:

Presenza degli stessi meccanismi patogenetici neurodegenerativi riconosciuti in alcune forme di demenza, come la malattia di Alzheimer, che potrebbero essere alla base di alterazioni centrali del sistema uditivo.
Maggiore sfruttamento delle risorse cognitive a carico dell’udito (diminuito o perduto), rendendo così la persona più vulnerabile alla demenza.
Isolamento sociale, che rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza della demenza. È strettamente associato all’ipoacusia perché il deficit uditivo comporta una diminuzione del desiderio di uscire e di farsi coinvolgere in relazioni sociali, lavorative e affettive.

Come curare la perdita dell’udito?

Oggi possiamo correggere il deficit uditivo e ritardare l’invecchiamento cognitivo usando apparecchi acustici, grazie anche ad una maggiore attenzione verso la prevenzione e l’identificazione precoce della sordità.

L’età media dei portatori di apparecchi acustici in Italia è 74 anni mentre in Europa è 60,5. La sanità pubblica eroga agevolazioni e contributi per i cittadini con problemi di udito con invalidità civile riconosciuta, tra cui la fornitura e la riparazione gratuita della protesi acustica e sussidi (invalidità al 34%), esenzione dal ticket per chi é riconosciuto con invalidità civile al 67%, o affetto da sordità congenita.