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Tonsillite

Cos’è la tonsillite?

Le tonsilliti sono infiammazioni acute o croniche delle tonsille.

Le tonsilliti possono essere virali o batteriche.

I sintomi della tonsillite possono essere:

  • Mal di gola.
  • Febbre alta, sopra i 39° nelle forme batteriche.
  • Ingrossamento dei linfonodi del collo, soprattutto nelle forme batteriche.
  • Difficoltà di deglutire e respirare.
  • Dolore all’orecchio.

Come diagnosticare una tonsillite?

La diagnosi di tonsillite viene effettuata mediante:

  • Faringoscopia, per identificare l’ingrossamento delle tonsille e la presenza di essudato purulento sulle tonsille.
  • Tampone tonsillare con eventuale antibiogramma.
  • Controllo del titolo antistreptolisinico (TAS), in caso di episodi frequenti di tonsillite, per verificare la presenza di Streptococco beta emolitico.

Come curare la tonsillite?

Sebbene il pericolo di complicanze a distanza, come il reumatismo articolare, la glomerulonefrite o l’endocardite, sia ormai un evento raro, in caso di tonsilliti recidivanti può essere indicata la tonsillectomia (asportazione chirurgica delle tonsille).

Reflusso gastro-esofageo

Cos’è il reflusso gastroesofageo?

La Malattia da Reflusso Gastro Esofageo è sempre più frequente nei Paesi industrializzati. Circa 2 milioni di italiani adulti lamentano ogni anno bruciore retrosternale, rigurgito o entrambi i sintomi attribuibili al reflusso gastro-esofageo.

Le cause principali di reflusso gastro esofageo sono abitudini alimentari disordinate, come cenare abbondantemente e poco prima di addormentarsi, abuso di menta o liquirizia, bere bevande gassate in gran quantità…

Come diagnosticare il reflusso gastroesofageo?

I sintomi più comuni del reflusso gastroesofageo sono:

  • Rigurgito.
  • Tosse cronica, secca e stizzosa.
  • Abbassamenti della voce.
  • Dolore toracico.
  • Sensazione di bolo faringeo.

L’otorinolaringoiatra diagnostica il reflusso gastroesofageo mediante:

  • Fibrolaringoscopia nasale.
  • pHmetria esofagea.

Tipicamente, in presenza di reflusso gastroesofageo, si osservano i segni di una laringite posteriore con edema ed iperemia delle aritenoidi.
Come prevenire o curare il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo può essere preventuo e curato seguendo norme alimentari ordinate e una terapia con farmaci inibitori della Pompa Protonica

Noduli e polipi delle corde vocali

Cosa sono i noduli delle corde vocali?

I noduli delle corde vocali sono neoformazioni benigne conseguenti ad alterazioni del bordo della corda vocale. Un pre-contatto iniziale al terzo medio delle corde vocali e l’attrito stimolano un’infiammazione nella corda contro laterale e formano dei cosiddetti noduli kissing.

La voce risulta alterata poichè si crea una doppia fuga d’aria espiratoria anteriore e posteriore al pre-contatto.

Cosa sono i polipi delle corde vocali?

I polipi sono neoformazioni più grandi dei noduli e possono assumere diverse forme.

I polipi possono formarsi su una o su entrambe le corde vocali, possono toccarsi (come i noduli) e possono apparire come formazioni gelatinose o angiomatose.

Noduli e polipi delle corde vocali sono patologie tipiche dei professionisti della voce parlata e cantata (insegnanti, avvocati, cantanti, attori…) e dipendono tipicamente dall’abuso vocale e da alterazioni della dinamica muscolare della laringe.

Come si diagnosticano polipi e noduli delle corde vocali?

I sintomi dei noduli delle corde vocali possono essere progressivi:

  • Affaticamento vocale.
  • Disfonia o afonia (perdita della voce).
  • Bruciore faringeo.

La diagnosi di noduli delle corde vocali viene effettuata mediante:

  • Fibrolaringoscopia.
  • Stroboscopia.

Come curare noduli e polipi delle corde vocali?

I noduli delle corde vocali possono essere prevenuti o trattati precocemente con la logopedia ed eliminati con ottimi risultati funzionali.

In caso di noduli delle corde vocali persistenti e polipo delle corde vocali è indicata l’asportazione con intervento chirurgico in microlaringoscopia.

Laringiti

Cos’è la laringite?

Le laringiti sono infiammazioni acute o croniche della laringe che possono dipendere da:

  • Infiammazioni virali o batteriche.
  • Fumo di sigaretta.
  • Inalazione di sostanze tossiche.
  • Malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE).

I sintomi della laringite possono essere:

  • Raucedine.
  • Tosse secca.
  • Disfonia o afonia (perdita della voce).
  • Difficoltà di deglutizione.
  • Dolore all’orecchio.

La diagnosi di laringite viene effettuata mediante fibrolaringoscopia.

Come curare la laringite?

Una corretta terapia medica associata a logopedia, in caso utilizzo scorretto della voce, sono nella maggior parte dei casi risolutivi.

Si consiglia inoltre di eliminare il fumo di sigaretta e rispettare le norme alimentari anti-reflusso.

Sinusiti

Cos’è la sinusite?

Le sinusiti sono infiammazioni dei seni paranasali che possono manifestarsi nell’adulto e nel bambino.

Molte cause possono provocare un’alterazione del trasporto muco-ciliare e della ventilazione dei seni paranasali.
Il muco secreto scorre fisiologicamente lungo la mucosa respiratoria con un moto che, dal fondo dei seni paranasali, si dirige verso l’ostio degli stessi e, dal vestibolo nasale, in senso antero-posteriore, verso il rinofaringe.

La ventilazione dei seni paranasali è assicurata dagli osti che si aprono nella parete laterale delle fosse nasali in 2 aree:

  • Area infundibulare per le camere anteriori, etmoide anteriore, seno mascellare e seno frontale.
  • Recesso etmoido-sfenoidale, per quelle posteriori, etmoide posteriore e seno sfenoidale.

La maggior parte delle patologie sinusali colpisce il comparto anteriore per 2 motivi:

  • L’80% circa del flusso aereo endonasale colpisce l’area infundibulare.
  • Gli spazi di drenaggio delle camere sinusali anteriori sono stretti e tortuosi, esposti perciò a contatti mucosi che alterano spesso il trasporto muco-ciliare.

Le alterazioni anatomiche principali che predispongono le rinosinusiti sono:

  • Creste settali.
  • Conche bullose.
  • Turbinati medi con curvatura paradossa.
  • Difetti della ventilazione.
  • Temperatura ed umidità dell’aria.
  • Inquinanti aerei.
  • Allergie.

Gli antibiotici abbattono le complicanze delle sinusiti, che però possono manifestarsi anche con meningiti, osteomieliti, tromboflebiti del seno durale, ascessi epidurali e subdurali o infezioni orbitarie.

Come valutare una sinusite?

La valutazione diagnostica di base si esegue con endoscopia nasale, effettuata con fibra ottica rigida o flessibile; ma può essere indicata anche una TC del naso e dei seni paranasali, in vista di un’eventuale programmazione chirurgica.
La radiografia del naso e dei seni paranasali è oggi considerata obsoleta.

Ulteriori approfondimenti diagnostici possono prevedere la citologia nasale, la rinomanometria e/o l’olfattometria.

Come curare la sinusite?

Una terapia medica mirata può restituire integralmente la funzionalità del seno interessato dalla sinusite. Gli interventi chirurgici “funzionali” con tecnica endoscopica, altrimenti, permettono di ristabilire le funzioni naso-sinusali, nel rispetto delle strutture anatomiche e delle mucose.

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Poliposi nasale

Cos’è la poliposi nasale?

La poliposi nasale è una patologia delle cavità nasali caratterizzata da neoformazioni del tessuto mucoso nasale che, ingrandendosi, ostruiscono la respirazione, riducono o fanno perdere l’olfatto, provocano cefalea, rinorrea e aumentano il rischio di rino-sinusiti.

La diagnosi di una poliposi nasale viene effettuata mediante fibroscopia nasale e TC del massiccio facciale. È molto utile anche ricorrere alla citologia nasale.

Negli ultimi anni la ricerca medica ORL ha introdotto un nuovo concetto eziopatologico da considerare nella cura: le micosi allergiche: quando la poliposi è legata a funghi ubiquitari in pazienti con una reattività allergica sistemica.
L’aumento delle IgE, l’ipereosinofilia e l’intolleranza ad A.S.A. sono tutti dati anamnestici che aumentano il rischio di recidiva, anche dopo un intervento perfetto.

Il trattamento chirurgico della poliposi nasale attualmente viene effettuato in endoscopia nasale e si associa a cure cortisoniche topiche preventive e post-chirurgiche.

Perdita dell’olfatto

Cos’è l’anosmia?

Anosmia significa “mancanza di olfatto”.

I disturbi dell’odorato aumentano con l’avanzare dell’età, tanto negli uomini quanto nelle donne.
I fattori di rischio più spesso associati a disfunzioni olfattorie sono fenomeni infiammatori, come le riniti e le rinosinusiti croniche, l’esposizione a sostanze inalanti tossiche e i traumi cranici.

L’iposmia viene associata da alcuni anni a malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer (AD) e di Parkinson.

Come si misura la perdita dell’olfatto?

La diffusione di test olfattometrici standardizzati e semplici da eseguire permette oggi di valutare in fretta la funzione olfattiva nell’ambito della diagnostica rinologica.

L’analisi olfattometrica si esegue mediante lo Sniffin’ Sticks Extended Test (SSET). Il test permette di valutare 3 parametri relativi alla funzione olfattoria:

  • Identificazione degli odori.
  • Discriminazione della soglia olfattoria.
  • Determinazione della soglia olfattoria.

Il test dura tra i 25 e i 45 minuti.
Per determinare la soglia olfattoria presentiamo al paziente lo stick contenente la concentrazione più alta di n-butanolo e successivamente triplette con un solo stick contenente l’odore in differenti concentrazioni; stabiliamo così la soglia minima.

La capacità di discriminazione olfattoria si rileva con la presentazione di 16 triplette di sticks: in ogni tripletta 2 stick contengono lo stesso odore ed uno un odore diverso. Il paziente deve riconoscere in ogni tripletta lo stick con l’odore differente.

Per l’identificazione olfattoria si presentano 16 stick a intervalli di circa 30-60 secondi. Per identificare l’odore viene data al paziente una lista con 4 possibilità di scelta per ogni odore.

La somma dei tre punteggi ottenuti (Threshold Discrimination Identification = TDI score) classifica il soggetto come normosmico (punteggio > 30), iposmico (punteggio < 30) o anosmico (punteggio < 15).

Negli ultimi anni gli Sniffin’ Sticks si sono diffusi molto, grazie ai numerosi vantaggi quali la buona sensibilità e specificità, la riproducibilità dei risultati, la facile esecuzione, la rapida interpretazione dei risultati e l’utilizzo di sostanze odorose comuni. La stesura del referto è inoltre agevolata dal programma OLAF.

Il ruolo dello specialista otorinolaringoiatra è fondamentale per garantire l’affidabilità del test olfattometrico. La sensibilità del test olfattometrico dipende infatti dalla selezione accurata dei pazienti, tanto dal punto di vista anamnestico, quanto da quello obiettivo, e deve essere affiancato da una completa valutazione del distretto massiccio facciale.

Ipertrofia dei turbinati

Cos’è l’ipertrofia dei turbinati?

Una delle cause più frequenti di ostruzione nasale è l’ipertrofia dei turbinati, che sono strutture altamente vascolarizzate presenti all’interno delle cavità nasali.

L’ipertrofia dei turbinati può dipendere da allergie, infezioni, abuso di spray nasali con vasocostrittore.

I sintomi più comuni dell’ipertrofia dei turbinati sono:

Ostruzione nasale, soprattutto in posizione supina
Produzione aumentata di muco e catarro
Cefalea
Russamento
Starnuti frequenti
Riduzione dell’olfatto
Ovattamento auricolare e otiti ricorrenti

scheda dei turbinati
Come si analizzano i turbinati?

La diagnosi di ipertrofia dei turbinati viene effettuata mediante:

Fibroscopia nasale
Eventuale rinomanometria, citologia nasale, Prick Test

Quali interventi possono decongestionare i turbinati?

Il trattamento chirurgico è indicato quando le terapie mediche non portano risultati a lungo termine.

La decongestione dei turbinati con radiofrequenze (RF) è una tecnica chirurgica che consente di ottenere una riduzione volumetrica dei turbinati mediante una retrazione cicatriziale, senza lesioni mucose superficiali e senza alterazione del meccanismo del trasporto muco-ciliare.

La riduzione volumetrica dei turbinati inferiori (RFTVR) è una tecnica consolidata che migliora la respirazione nasale con il vantaggio di un’esecuzione in anestesia locale e dell’assenza di tamponi nasali.

Vertigini

Cosa sono le vertigini?

La vertigine è un sintomo caratterizzato da sensazione di instabilità più o meno associata a fenomeni di nausea, vomito, tachicardia, ovattamento auricolare, acufene, perdita dell’udito, perdita di coscienza.

Esistono varie forme di vertigini:

  • Vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB): è la forma più frequente, caratterizzata da una breve vertigine rotatoria, favorita dai movimenti del capo, associata a nausea e vomito. La vertigine è provocata dal distacco degli otoliti (i sassolini nell’orecchio) che si spostano in uno dei canali semicircolari dell’orecchio interno. Ha un’incidenza di 70 nuovi casi su 100.000 abitanti all’anno. Il sesso femminile è più colpito. Nel 50% dei casi la causa non è riconoscibile, nel 10-25% dei casi può essersi verificato in precedenza un trauma. Nei rimanenti casi l’insorgenza della VPPB avviene in pazienti menierici, in seguito a deficit improvviso della funzione labirintica, per cause vascolari o iatrogene. Si diagnostica facilmente attraverso il rilievo di un nistagmo posizionale. La terapia consiste nell’esecuzione della manovra liberatoria, che l’otorino esegue spostando la testa e il busto del paziente secondo un procedimento specifico.
  • Deficit vestibolare acuto: può essere provocato da infezioni del nervo vestibolare, alterazioni della circolazione vascolare o della pressione dei liquidi endolabirintici.
  • Vertigine di origine neurologica (tumori, traumi, sclerosi multipla): è una vertigine associata a fenomeni neurologici come debolezza, scarsa coordinazione dei movimenti, alterazione nell’esecuzione dei movimenti, ecc.
  • Vertigine di origine psicologica: è frequente in soggetti ansiosi e/o depressi. Si manifesta con una vertigine soggettiva associata a fenomeni neurovegetativi (nausea, vomito, tachicardia) e non a sintomi otologici e neurologici.
  • Vertigine posturale: legata a disfunzioni dell’articolazione temporo-manidbolare e/o della colonna cervicale. È una vertigine soggettiva, non rotatoria e non associata a sintomi otologici.
  • Malattia di Ménière: è caratterizzata da crisi vertiginose episodiche ricorrenti e debilitanti, ipoacusia neurosensoriale fluttuante (bilaterale nel 15-20% dei casi), senso di pienezza auricolare e acufeni. Il substrato fisiopatologico è legato ad una idrope endolinfatica. Per quanto riguarda le cause eziologiche possono essere molteplici: allergica, infettiva (herpes, CMV, VZ), endocrina, traumatica, immunologica, ereditaria, psicosomatica. La terapia prevede norme dietetiche, farmaci e nei casi resistenti la chirurgia.

Perdita dell’udito

Cos’è l’ipoacusia?

Oltre 7 milioni di italiani hanno un deficit dell’udito. Il sintomo deve essere preso in seria considerazione perché studi recenti hanno evidenziato un legame tra deficit dell’udito e demenza: le persone con calo dell’udito (ipoacusia) vanno incontro a un rischio maggiore di sviluppare forme di demenza.

Il pericolo di decadimento cognitivo è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità e, per ogni peggioramento dell’udito di 10 decibel, si registra una crescita del rischio di demenza di circa 3 volte.

Sulle possibili cause comuni di ipoacusia e demenza, sono state avanzate varie ipotesi:

Presenza degli stessi meccanismi patogenetici neurodegenerativi riconosciuti in alcune forme di demenza, come la malattia di Alzheimer, che potrebbero essere alla base di alterazioni centrali del sistema uditivo.
Maggiore sfruttamento delle risorse cognitive a carico dell’udito (diminuito o perduto), rendendo così la persona più vulnerabile alla demenza.
Isolamento sociale, che rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza della demenza. È strettamente associato all’ipoacusia perché il deficit uditivo comporta una diminuzione del desiderio di uscire e di farsi coinvolgere in relazioni sociali, lavorative e affettive.

Come curare la perdita dell’udito?

Oggi possiamo correggere il deficit uditivo e ritardare l’invecchiamento cognitivo usando apparecchi acustici, grazie anche ad una maggiore attenzione verso la prevenzione e l’identificazione precoce della sordità.

L’età media dei portatori di apparecchi acustici in Italia è 74 anni mentre in Europa è 60,5. La sanità pubblica eroga agevolazioni e contributi per i cittadini con problemi di udito con invalidità civile riconosciuta, tra cui la fornitura e la riparazione gratuita della protesi acustica e sussidi (invalidità al 34%), esenzione dal ticket per chi é riconosciuto con invalidità civile al 67%, o affetto da sordità congenita.